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TERRAE MOTUS IN CANTIERE

L'esposizione permanente
Da mercoledì 1 giugno la Reggia di Caserta ospita la collezione d'arte contemporanea Terrae Motus voluta dal gallerista napoletano Lucio Amelio, in risposta al tragico sisma del 23 novembre 1980 che devastò la Campania e la Basilicata.

Su sua richiesta numerosi artisti contemporanei come Joseph Beuys, Andy Warhol, Robert Mapplethorpe, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino e Jannis Kounellis, di diversa provenienza, risposero all'evento catastrofico attraverso la realizzazione di un'opera, avviando una riflessione sui temi della distruzione sismica e sul contributo che l'arte può dare per ricostruire.

Costituita da più di 70 pezzi, la collezione è stata esposta in diverse mostre temporanee - nella Villa Campolieto di Portici, all'Institute of Contemporary Art di Boston, al Grand Palais di Parigi - prima di essere donata nel 1993 con legato testamentario alla Reggia di Caserta.

La Collezione si snoda nelle sedici stanze del Piano Nobile al primo piano, lungo il salone centrale che nel progetto vanvitelliano doveva ospitare una grande galleria e collegare l'appartamento del Re con quello della Regina, ma che non fu mai completato. È l'ambiente più lungo e con maggior numero di finestrature di tutta la Reggia e misura 500 metri quadri.

Dal 1994 ad ora gran parte di questi spazi erano occupati dall'Aeronautica militare e la collezione di Lucio Amelio veniva esposta nell'appartamento settecentesco, ma in spazi più angusti. La nuova ricollazione è frutto dell'impegno del nuovo direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, che si è adoperato per dare alla collezione lo spazio che merita.

Solo a gennaio di quest'anno c'è stato lo storico sgombero degli spazi, occupati dall'Aeronautica militare sin dal 1926, che sono tornati alla loro destinazione museale ed espositiva, inclusa la ricollocazione della collezione di arte contemporanea Terrae Motus.

Terrae Motus, non è una mostra tradizionale, ma un cantiere aperto dell'arte. Alcuni locali sono ancora disadorni, certi allestimenti poggiano su tubolari provvisori, l'esito delle visioni non è univoco ma l'esigenza declarata da Felicori è quella di far crescere l'esposizione su se stessa e di gettare un ponte progettuale verso il futuro espositivo del Palazzo.

In questo scenario in continuo divenire il pubblico potrà ammirare trentasei opere tra le quali: ''Fate Presto'' di Andy Warhol, ''Senza Titolo'' di Keith Haring, ''West-Go Ho'' (Glut) di Robert Rauschenberg, ''Terremoto in Palazzo'' di Joseph Beuys e ''L'altra figura'' di Giulio Paolini.

Novità 2018
Ritornano ad essere esposte al pubblico due opere della collezione dopo gli interventi di restauro a cui sono state sottoposte. I lavori eseguiti dalla Ditta Rava & C. di Antonio Rava, hanno riguardato l'opera Terrae Motus di Mario Merz del 1984 e l'opera Autogobierno di Pietro Gilardi del 1986.
All''opera di Mario Merz è stata ripristinata l'illuminazione dei numeri a neon che rappresentano la prima parte della serie matematica di Fibonacci, collocata sullo sfondo dipinto del Vesuvio: per l'artista nella natura tutto è perfetto e si muove secondo regole matematiche, anche i terremoti, che si diramano armonicamente da un epicentro dal quale si espandono, diventando segno della forza distruttrice della natura.

Sull'opera di Pietro Gilardi è stata eseguita un'operazione particolarmente delicata a causa delle difficoltà nel trattamento dei materiali con cui è realizzata. L'opera rievoca l'esperienza vissuta da Gilardi nel Barrio Tepito di Città del Messico, dove le vecinidades si autoorganizzarono per la ricostruzione dopo il terremoto del 19 settembre 1985, e rappresenta tre muratori intenti a costruire un muro su cui si legge la parola Autogobierno, intesa come autogestione e autonomia costruttiva, necessarie nei momenti di crisi e nei disastri naturali.

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